villa manin parco smallAlti muraglioni di sasso chiudono e proteggono i diciotto ettari di un giardino storico tra i più importanti del Friuli Venezia Giulia. Il parco all’inglese oggi ha ereditato le forme dell’ultimo progetto riformatore, quello tardo-ottocentesco, perdendo però il

profilo dei sentieri che riproponevano la forma dello “stivale” italico.

La grande area verde si presenta oggi caratterizzata da un esteso prato al centro, circondato da radure e boschetti percorsi da una rete di sentieri e viali alberati, rettilinei a nord, più sinuosi e irregolari nella parte meridionale del parco. Vi si possono ancora ammirare due dei tre laghetti che lo adornavano fino al XIX secolo, le peschiere, le colline artificiali (resti del disegno barocco settecentesco) con significativi gruppi scultorei.

Evidente quindi il richiamo alle forme del giardino all’inglese, che tipicamente contrappone estese aree prative a boschetti dall’aspetto semi-naturale, arricchiti da riproposizioni di elementi architettonici arcadici, templi, colline artificiali, piccoli specchi d’acqua, con lo scopo di ricreare un idilliaco paesaggio pastorale.

Proprietà dei nobili Manin, conti veneziani di origine toscana, dalla metà del Cinquecento, i latifondi di Passariano diventarono lo sfondo della magnificenza di una delle famiglie più ricche d’Europa, decisa a rivaleggiare con le più prestigiose corti europee.

Dopo i primi abbozzi di Francesco IV Manin (1670), con influssi di Vincenzo Scamozzi e Baldassare Longhena, il parco diventa in epoca barocca “Albergo della Pace e del Piacere” (da un poemetto di Daniele Florio, 1766) su disegni di un “Giardiniero Francese” allievo di Le Nôtre, il progettista del parco della reggia di Versailles, arricchiti dal “mastro di casa” dei Manin, Giovanni Ziborghi: labirinti, giochi d’acqua, serragli d’animali, arancere, ghiacciaie sotterranee, giardini pensili, logge eleganti, modelli di fortezze ne fanno una meraviglia destinata a stupire il viaggiatore, tanto che Goldoni lo definirà “soggiorno degno di un re”.

Quantità e qualità di alberi e arbusti che adornano il parco creato dai Manin quasi 350 anni fa risentono inevitabilmente delle travagliate vicende storiche vissute dal territorio friulano: l’impianto oggi osservabile è in ogni caso erede della sistemazione tardoromantica operata dal Quaglia alla fine dell’Ottocento.


La pianta di maggior pregio è sicuramente il Tasso di 4 metri di circonferenza compreso tra i “monumenti naturali del Friuli Venezia Giulia” (L.R. 35/1993), che si stima possa avere oltre 200 anni. Si contano poi altre piante con altezze tra i 20 e i 30 metri, tra le quali Pini strobo, Tigli, Cedri del Libano, Ginchi, Paulonie, Bagolari e Spini di Giuda.


Tra le curiosità (più di un centinaio le specie presenti) si annoverano Abeti del Caucaso, Tulipiferi, Palme del Giappone, Bambù giganti, Pini dell’Himalaya e numerose piante da frutto (tra i quali Nespoli, Peri, Meli, Susine, Peschi, Melograni, Fichi, Vite europea e Uva fragola).